Gabriele Mina (a cura di)Sulle tracce di architetture fantastiche e universi irregolari in Italia
elèuthera, Milano 2011
Si tratta del primo e importante repertorio italiano di environments eccentrici e fuori dall'ufficialità. I “babelici” sono ostinati autori autodidatti, spesso clandestini, dediti a una propria opera d'arte totale, come un ferroviere ligure che costruisce da cinquant'anni uno smisurato presepe luminoso sulle colline di Manarola, un infermiere veneto che realizza un sorprendente museo dei sassi di fiume, un muratore siciliano che trasforma la sua baracca in un palazzo dei sogni incrostato di decorazioni come una cattedrale di Gaudì, e un altro che in un paesino delle Marche come messaggio di pace erige un mappamondo gigantesco e abitabile. Che si tratti di grotte o castelli, sono tanti i luoghi bizzarri censiti nel volume che, da una prospettiva antropologica, raccoglie saggi, testimonianze, illustrazioni, delineando una geografia anarchica in forte e visionaria relazione con il proprio territorio.
Oltre a una serie di testi più brevi, il volume contiene saggi di Cristina Calicelli, Luisa Del Giudice, Eva di Stefano, Gabriele Mina, Bruno Montpied, Daniela Rosi, Bianca Tosatti, Roberta Trapani.
Oltre a una serie di testi più brevi, il volume contiene saggi di Cristina Calicelli, Luisa Del Giudice, Eva di Stefano, Gabriele Mina, Bruno Montpied, Daniela Rosi, Bianca Tosatti, Roberta Trapani.
Carl Gustav JungIl libro rosso
Bollati Boringhieri, Torino 2010
Le visioni di un outsider d'eccezione: dal 1913 al 1930, Jung registrò la propria tormentata ricerca interiore in un diario scritto in caratteri gotici, arricchito da preziosi capilettera, come un codice medievale, e da straordinari dipinti miniati. Sogni, incubi, meravigliosi mandala che conducono a una progressiva armonia: immagini e testo rispecchiano l'esperienza intima sottesa alle formulazioni teoriche dello psicoanalista svizzero, ma appaiono guidati dalla medesima immaginazione archetipale che si manifesta in tanti autori autodidatti anche se in forme più grezze. Rimasto segreto per ottant'anni, custodito dagli eredi nel caveau di una banca, il volume è pubblicato in un'edizione integrale che ne riproduce in facsimile le pagine preziose.
In alto: da Il Libro rosso di Carl Gustav Jung
The Museum of EverythingPinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, Electa, Milano 2010
Il bel catalogo, pubblicato in occasione della mostra tenutasi l'anno scorso a Torino presso la Pinacoteca Agnelli, illustra con un ricco atlante di immagini la collezione di James Brett che raccoglie outsider e visionari di ogni tipo. Curato dallo stesso collezionista, costituisce un repertorio iconico importante nel nostro paese avaro di pubblicazioni sul tema e, qui da noi, anche l'unica fonte per approcciare il variegato mondo statunitense sulla sponda eccentrica della Folk Art. Gli autori internazionali più noti, come ad esempio Darger, sono ben rappresentati, e le loro opere sono commentate da personaggi dello star-system, da David Byrne a Cattelan, da Marc Jacobs a Nick Cave, che Brett ha coinvolto favorendo il corto circuito tra inside e outside. Interviste e dialoghi in inglese e italiano corredano il volume, tra le quali segnaliamo la conversazione con Hans Ulrich Obrist, noto curatore di arte contemporanea che rivela quanto l'incontro con l'Outsider Art abbia determinato le sue scelte iniziali e la sua “forma mentis”.
In alto: Carlo Zinelli (1966), The Museum of Everything, Londra

Surrealismo e dintorni
a cura di Eva di Stefano, Giulia Ingarao, Davide Lacagnina
XL edizioni, Roma 2010
Il volume raccoglie una serie di saggi, sia su esperienze artistiche tangenziali al surrealismo storico, sia su aspetti meno noti o trascurati dell'avanguardia che ha decretato il primato del sogno, dell'inconscio, della libertà, della follia e dell'amore, rivoluzionando i codici estetici, morali, filosofici e politici con effetti ancora attuali.
Il saggio di Eva di Stefano: Breton, Dubuffet e la nave della follia, che apre il volume, individua nel surrealismo la chiave che apre la via alla sensibilità per l'Art Brut e indaga il controverso rapporto tra Breton e Dubuffet.
Il tema della creazione irregolare in rapporto alla sensibilità surrealista è esemplificato anche nella suggestiva analisi di Roberta Trapani: La Frênouse di Robert Tatin, che narra la vicenda di questo costruttore singolare di “archisculture” simboliche e fantastiche e riferisce la sua corrispondenza epistolare con Breton.
Il saggio di Eva di Stefano: Breton, Dubuffet e la nave della follia, che apre il volume, individua nel surrealismo la chiave che apre la via alla sensibilità per l'Art Brut e indaga il controverso rapporto tra Breton e Dubuffet.
Il tema della creazione irregolare in rapporto alla sensibilità surrealista è esemplificato anche nella suggestiva analisi di Roberta Trapani: La Frênouse di Robert Tatin, che narra la vicenda di questo costruttore singolare di “archisculture” simboliche e fantastiche e riferisce la sua corrispondenza epistolare con Breton.
In alto: Emmanuel Herth (2008), courtesy dell'autore
Gustavo GiacosaNoi, quelli della parola che sempre cammina
Contemporart edizioni, Genova 2010
Il volume, pubblicato in occasione della mostra dallo stesso titolo tenutasi a Genova, è splendidamente impaginato, e la scrittura erratica e intensamente metaforica di Giacosa conduce tra strade e muri dove la parola sorge dal movimento dei passi per divenire emergenza profetica, graffito che infrange il limite. Protagonisti di questo appassionato elogio della marginalità sono cinque autori di strada, saltimbanchi solitari di parole disegnate ed eretiche: il milanese Carlo Torrighelli, laico predicatore senza fissa dimora contro l'onda assassina manovrata dal clero; la tedesca Helga Goetze straordinaria sacerdotessa del libero amore; Babylone, il graffitista vagabondo di Mayotte nelle isole Comore, che scrive enigmatici proclami della psiche su ogni superficie; Nannetti, il matto di Volterra, che incide una autobiografia fantastica quanto misteriosa sulle mura del manicomio; Melina Riccio, poetessa nomade tra le città italiane nelle cui strade lascia cuori e messaggi di pace; infine il siciliano Giovanni Bosco con i suoi tamburi di colore, le canzoni, i nomi, le date che ricompongono sui muri del suo paese il proprio atlante interiore.
In alto: Giovanni Bosco, Murale a Castellammare del Golfo, Foto ZEP
La creazione necessariaArte tra espressione e reclusione
a cura di Giulia Ingarao
Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2010
Diversi autori si confrontano sul tema dell'arte in carcere e, più in generale, sul significato dei segni graffiti sui muri, anche confrontandoli con le scritte degli odierni writers metropolitani. Testimonianza identitaria, sfogo espressivo, strategia di sopravvivenza, a cui si può attribuire o meno uno statuto artistico.
Il pensiero corre alla biografia immaginaria ed ermetica che Nannetti incise con una fibbia sulle pareti del cortile del manicomio di Volterra, oggi in gran parte perduta, ma documentata al museo di Losanna come uno dei capolavori di Art Brut. Una nozione ambigua, sostiene Dal Lago che si interroga invece sul sistema dell'arte e i suoi meccanismi di esclusione. Altri saggi propongono diverse esperienze di ricerca sulla stratificazione di graffiti secolari a partire dalle carceri dell'Inquisizione, o invece esperienze attuali di lavoro all'interno dei penitenziari.
Il testo conclusivo di Giulia Ingarao rovescia il punto di vista, riflettendo attraverso il reportage della fotografa Kati Horna, che documenta empaticamente la condizione di vita nelle carceri e nei manicomi in Spagna e in Messico negli anni Trenta, sulla comunicazione possibile tra lo sguardo di chi è dentro e di chi è fuori dalle mura.
Il pensiero corre alla biografia immaginaria ed ermetica che Nannetti incise con una fibbia sulle pareti del cortile del manicomio di Volterra, oggi in gran parte perduta, ma documentata al museo di Losanna come uno dei capolavori di Art Brut. Una nozione ambigua, sostiene Dal Lago che si interroga invece sul sistema dell'arte e i suoi meccanismi di esclusione. Altri saggi propongono diverse esperienze di ricerca sulla stratificazione di graffiti secolari a partire dalle carceri dell'Inquisizione, o invece esperienze attuali di lavoro all'interno dei penitenziari.
Il testo conclusivo di Giulia Ingarao rovescia il punto di vista, riflettendo attraverso il reportage della fotografa Kati Horna, che documenta empaticamente la condizione di vita nelle carceri e nei manicomi in Spagna e in Messico negli anni Trenta, sulla comunicazione possibile tra lo sguardo di chi è dentro e di chi è fuori dalle mura.
In alto: Pitture murali in un atrio dell'Ospedale Psichiatrico Pietro Pisani di Palermo, Foto Maria Pagano
Elephant Man l'eroe della diversitàDal freak show vittoriano al cinema di Lynch
a cura di Gabriele Mina
Le Mani – Microart's Edizioni, Genova 2010
Un celebre film di Lynch del 1980 ci ha fatto conoscere la tragica storia vera del deforme John Merrick, fenomeno da baraccone nella Londra di fine ottocento, e della sua terribile solitudine. Il volume propone la testimonianza d'epoca del medico inglese Treves, che per studiare il caso lo fece ricoverare nel suo ospedale, dove l'uomo-elefante divenne una curiosa attrattiva per l'alta società. Seguono alcuni interventi di studiosi di diverse discipline e di artisti sul tema della diversità e della sua rappresentazione. Elephant Man è l'outsider per eccellenza: non per quello che fa, ma per quello che è. A definirlo come tale è lo sguardo degli altri, sia scientifico, orripilato o compassionevole, ma: stabilire la distanza dall'anormalità è in primo luogo una strategia di conferma della propria normalità. Il vero tema del libro, che ci conduce attraverso ambientazioni tra Dickens e Stevenson, è l'ambiguità e la specularità della relazione tra inside e outside.
In alto: dal film di David Lynch: The Elephant Man (1980)
Pier Paolo ZampieriIl quotidiano totale
Dall'apartheid dei non luoghi a quello dell'immaginario. Barboni e Supereroi
Robin Edizioni, Roma 2010
Ai barboni, figure connesse all'orizzonte metropolitano, l'autore ha dedicato una precedente ricerca sul campo in cui ha vissuto per strada in varie città italiane frequentando le mense pubbliche e sperimentando di persona la condizione burocratica di chi è senza fissa dimora. Qui rielabora quell'esperienza nel contesto di una più ampia riflessione sulla società contemporanea soggiogata dal regime totalitario dell'immagine e dalla spettacolarizzazione del quotidiano. Al barbone, soggetto reale radicalmente escluso dai poteri dell'immagine e dal sogno delle merci, Zampieri contrappone specularmente l'immagine del Supereroe da fumetto, abitante dalla doppia identità nell'immaginario metropolitano, e nella cui figura si radicalizza la dittatura dell'anonimato e il desiderio di distinzione, integrazione apparente e segreto apartheid. Come già indica la pluralità dei titoli del volume, l'analisi è condotta su più piani che si intersecano, il che non rende sempre agevole la lettura, ma è interessante notare come l'ipotesi di Zampieri trovi un riscontro nell'ambito dell'arte outsider: la rappresentazione di Supereroi è infatti frequente tra i “barboni” dell'arte, spesso ostaggi di un “quotidiano totale” da cui si può fuggire solo “volando” con la matita sulla carta o nel graffito su un muro.
In alto: Giovanni Bosco, pennarello su cartoncino, 2008 ca., Associazione Outsider Art Giovanni Bosco, Castellammare del Golfo (Tp)
Fiorella BassanAl di là della psichiatria e dell'estetica
Studio su Hans Prinzhorn
Lithos, Roma 2009
Prinzhorn, psichiatra e storico dell'arte, pubblicò nel 1922 un celebre studio sulla produzione espressiva dei pazienti psichiatrici, analizzandola non da una prospettiva clinica ma dal punto di vista di una teoria della figurazione vicina alle formule dell'espressionismo. Il libro ebbe una grande influenza sugli artisti, da Klee ed Ernst fino a Dubuffet, e costituisce una tappa fondamentale nella storia delle ricezione dell'arte irregolare. Nel primo studio organico sull'opera, l'autrice sottolinea la modernità della posizione di Prinzhorn e ricostruisce la vicenda della raccolta creata a Heidelberg, la formazione del suo pensiero critico nell'ambito della cultura tedesca, la diffusione del volume sia in ambito artistico che psichiatrico, le diverse angolazioni del dibattito successivo su arte e follia nel secondo dopoguerra.
In alto: Josef Forster (1919 ca.), Sammlung Prinzhorn, Heidelberg
Giorgio BedoniVisionari
Sogno, arte, follia in Europa
Selene, Milano 2009
È la riedizione, in una veste tipografica migliore e con più illustrazioni, di un testo già pubblicato nel 2004. Con uno stile narrativo sciolto e accattivante Bedoni, psichiatra e psicoterapeuta, tra i rari studiosi italiani di arte irregolare, propone un viaggio al confine tra arte e psichiatria attraverso l'Europa. Si parte da Hauterives in Francia e dal babelico Palazzo Ideale del postino Cheval, per giungere in Svizzera e visitare non solo la Collection dell'Art Brut di Losanna e la sua storia innovativa, ma anche il Kunstmuseum di Berna dove confrontarsi con l'enigma della straordinaria pittura miniata del matto Wölfli, enigma che coincide con il mistero stesso della creazione artistica e del suo potere salvifico. Da qui ci si sposta prima in Germania a Heidelberg, dove la Collezione Prinzhorn apre le porte alla riflessione sulla storia della psichiatria e della produzione espressiva clandestina o tollerata all'interno dei vecchi manicomi, poi in Austria dove l'esperienza pionieristica dello psichiatra Navratil e dei suoi pazienti nella Casa d'arte di Gugging, così come la collezione dell'artista Arnulf Rainer, propongono il tema della controversa relazione tra arte contemporanea nel sistema e fuori dal sistema.
In alto: Particolare del Palais Idéal di Ferdinand Cheval (1979-1912), Hauterives (Francia)
Arte, genio, folliaIl giorno e la notte dell'artista
Mazzotta, Milano 2009
L'ampio catalogo della mostra tenutasi a Siena, ideata da Vittorio Sgarbi e coordinata da Gabriele Mazzotta, è ricco di belle illustrazioni e di spunti importanti, anche se la volontà di tenere insieme troppi e diversi temi lo rende frammentario. Alcuni degli argomenti trattati: la modernità dei temperamenti “nati sotto Saturno”; la sensibilità novecentesca e il disagio di vivere; la storia dell'istituzione psichiatrica; i casi di artisti celebri coinvolti nella follia come Van Gogh, Munch o Kirchner; il malessere dell'espressionismo; la scoperta dell'Art Brut e dell'arte dei malati di mente; il caso di Ligabue; alcuni autori italiani tra normalità e follia; l'automatismo surrealista e l'azionismo viennese. Tra i tanti interventi, segnaliamo lo scritto di Lucienne Peiry, direttrice della Collection de l'Art Brut di Losanna, che ne racconta la storia; il saggio di Giorgio Bedoni sul ruolo fondamentale di Hans Prinzhorn nel riconoscimento estetico dell'arte dei pazienti psichiatrici; il testo di Jean-Jacques Lebel sull'enigmatico rapporto tra Henri Michaux e la geniale malata Unica Zürn.
In alto: Adolf Wölfli, Bettania Gotes = Aker, 1927. Donazione L’Aracine, 1999. LaM, Villeneuve d’Ascq. Foto Philip Bernard
Giovanni Marro-Francesco TorisOssessioni
Un antropologo e un artista nel Manicomio di Collegno
a cura di Gabriele Mina
Besa, Nardò (LE) 2009
Il Nuovo Mondo è una scultura composta da centinaia di ossa bovine cesellate e incastrate l'una nell'altra, realizzata dal carabiniere Toris ricoverato in manicomio. Un capolavoro dell'arte irregolare che attira l'attenzione del direttore, lo psichiatra e antropologo Giovanni Marro che scrive nel 1913 una lunga relazione cercando di venire a capo della bizzarria dell'opera con i propri parametri clinici. Il curatore del volume ripropone integralmente il testo di Marro e ricostruisce il rapporto di confronto/scontro tra medico e paziente nel contesto dell'epoca. Altri interventi arricchiscono il volume: segnaliamo la lettura psicoanalitica del Nuovo Mondo proposta dalla Dolfin, la storia del Manicomio di Collegno sintetizzata da Tribbioli, e un'intervista a Bianca Tosatti, la studiosa che ha introdotto in Italia la nozione di arte irregolare.
Eva di StefanoIrregolari. Art Brut e Outsider Art in Sicilia
Kalós, Palermo 2008
Una ricognizione appassionata sul territorio siciliano dei siti, sculture, disegni e pitture fuori dai canoni convenzionali e dal contesto della cultura ufficiale, sotto l'insegna di un'estetica dell'intensità. Otto autori visionari e illetterati (Abrignani, Filippo Bentivegna, Cammarata, Cusumano, Giombarresi, Gambino, Sabo, Santamaria) sono analizzati nel dettaglio, mettendo a fuoco la loro relazione con gli scopritori sulla base dell'ipotesi critica che a definire lo statuto dell'Art Brut sia l'incontro rivelatore e fecondo tra una cultura sofisticata sensibile alle strutture archetipali e la creazione spontanea eccentrica. Il saggio, che nella parte introduttiva circoscrive l'orizzonte teorico entro cui matura la ricezione dell'arte outsider, prova a individuare nella condizione storica dell'isola le ragioni di un fenomeno che appare particolarmente rappresentativo. In seguito a questa ricerca è nato l'Osservatorio Outsider Art presso l'Università di Palermo.
In alto: Sabo (Salvatore Bonura), olio su tela (1974), coll. priv. Palermo
















