Rosaria CannonitoPalermo 1954
Cresciuta in un ambiente vivace, stimolante ed affettivamente caldo, Rosaria Cannonito, sebbene affetta da sindrome di Down, non frequenta corsi differenziati o atelier di arte-terapia, ma compone spontaneamente il proprio originale vocabolario espressivo. Avida di conoscenza, sviluppa sin da bambina un rapporto quasi carnale con i libri ed un’intensa passione per il cinema, l’opera lirica ed il disegno, che dai diciotto anni diventa il suo mezzo espressivo. Personalità estrosa ed esuberante, creatrice smaniosa, predilige pennarelli ed acrilici, avvolgendo spesso minuziosi disegni a matita con pennellate guizzanti di colori forti. Accumula col tempo una folta produzione di ritratti, in cui immagini familiari o mediatiche, o ancora suggestioni colte tratte dalla sua ricca collezione di libri d’arte, sono rielaborate soggettivamente grazie ad un uso espressivo dei colori. Le innumerevoli finestre rosse dei suoi paesaggi urbani sprigionano un’indomita energia vitale, come già quei vulcani con cui, per qualche tempo, ha amato firmare i suoi dipinti.
Bibl.: Rosaria Cannonito. Io scherzavo, con testi di F. Andolina, M.F. Cannonito e A. Pes, catalogo della mostra (Palermo, Galleria Agorà, 3-30 giugno 2004); 11ème Festival International d’Art Singulier, catalogo della mostra (Aubagne, Espace Bras d’Or e chapelle des Pénitents Noirs, 31 luglio – 29 agosto 2010).
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Referenze fotografiche
In alto: saletta della Cannonito al Festival d'Aubagne (2010). Foto Roberta Trapani
In alto: saletta della Cannonito al Festival d'Aubagne (2010). Foto Roberta Trapani

Maria Concetta Cassarà
Mirto (ME) 1932
Mirto (ME) 1932
Cresce nel piccolo e antico paese, in provincia di Messina, ricco di chiese e tradizioni popolari. Si sposa, si dedica alla casa e cresce i quattro figli, fino a quando, negli anni settanta, si trasferisce in Emilia. Qui svolge diverse attività, lavorando in una pasticceria e in un secondo tempo come sarta. Intorno al 2000, mentre risiede a Castel d’Aiano, in provincia di Bologna, inizia a disegnare per caso, assieme alla nipotina, utilizzando i pennarelli e rappresentando soprattutto fiori. Una volta trasferita a Bologna, dove ormai abita attualmente, Maria Concetta non cessa di dipingere, sperimenta i colori a tempera e i soggetti si ampliano: alle nature morte si aggiungono i paesaggi, le case, le rappresentazioni di uomini e animali. La sua fonte di ispirazione sono le riviste e le immagini viste in televisione. Dipinge soltanto di sera, fino a tarda notte, seduta al tavolo del salotto, con la tv accesa. Nella sua produzione – in cui spiccano oggi asini, uccelli, figure barbute e motivi floreali – sono numerosi i rimandi all’immaginario del folklore siciliano.
Biblio: S. Ugolini, Flowerings of Folklore, In “Raw Vision”, 73, autunno 2011, pp. 50-55;
Id.; Gaie devozioni. Le pitture di Maria Concetta Cassarà, in “Rivista dell'Osservatorio Outsider Art”, n. 3, ottobre 2011, pp. 70-81.
Id.; Gaie devozioni. Le pitture di Maria Concetta Cassarà, in “Rivista dell'Osservatorio Outsider Art”, n. 3, ottobre 2011, pp. 70-81.
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Referenze fotografiche
Ritratto e opere: courtesy Sara Ugolini, Bologna
Ritratto e opere: courtesy Sara Ugolini, Bologna
Umberto GervasiCatania 1939
La sua è una famiglia di dolciari ambulanti che produce torrone, pasta di mandorle, bomboloni da portare alle feste col carretto. A 14 anni inizia a lavorare come manovale, garzone, mezza cazzuola per diventare poi muratore specializzato. A 28 anni si trasferisce in Lombardia, a Sesto San Giovanni (Mi) dove lavora come operaio metalmeccanico alla Breda fucine. Milano è una città difficile, soprattutto per chi veniva dal profondo Sud negli anni '60. Gervasi prende di petto uomini ed eventi e vive fino in fondo le più diverse esperienze negli ambienti più vari. La sua vocazione artistica nasce in fabbrica, diventando protagonista nella sua vita alla fine degli anni '80, in concomitanza con il declino dell'industria metalmeccanica e la chiusura di molte fabbriche. Inizia a produrre opere scultoree attorno ai cinquant'anni, modellando l'argilla e realizzando opere, a volte anche di grandi dimensioni, in terracotta. La vita in fabbrica e la denuncia dell'ingiustizia restano una sorgente d'ispirazione, mentre nella pittura a colori vivaci, collaterale alla produzione scultorea, evoca con naïveté espressionista le memorie della Sicilia patriarcale della sua infanzia.
Vive tuttora a Sesto San Giovanni, occupandosi a tempo pieno delle sue opere.
Vive tuttora a Sesto San Giovanni, occupandosi a tempo pieno delle sue opere.
Bibl.: B. Tosatti (a cura di) Per turbamenti del potere, Coop. Nazareno, Carpi 2009; Umberto Gervasi, in Insita 2010, The Slovak National Gallery, Bratislava 2010, pp. 50-51.
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Referenze fotografiche
Ritratto e opere: courtesy Cristina Calicelli, Parma
Opera 2: courtesy Susi Brunner, Zurigo
Ritratto e opere: courtesy Cristina Calicelli, Parma
Opera 2: courtesy Susi Brunner, Zurigo
Gilda DomenicaCaltagirone 1937
Cresce in una famiglia dove non mancano vena artistica e capacità artigianale: il padre musicista suona nella banda municipale, la madre è sarta. Apprende taglio e cucito, ma è destinata a un'esistenza, inizialmente non facile per una serie di circostanze, di moglie e di madre. Rimasta vedova e con i figli ormai adulti lontani, diventa l'eccentrica e solitaria stilista di un guardaroba della fantasia, dedicandosi alla realizzazione di abiti e accessori bizzarri (scarpe, borse, cappelli etc.) e riciclando ogni tipo di materiale: giornali e carta da imballaggio, bottiglie di plastica e sacchi di patate, tappi di bottiglie e confezioni di pannolini etc. Sono creazioni, che riempiono ogni angolo della sua casa, che lei fa solo per sé e che indossa personalmente solo una volta all'anno. Le sue opere, insieme a una documentazione fotografica, sono presenti nella collezione del MACC di Caltagirone.
Bibl.: E. Bruno, Nelle notti di Gilda, in “Rivista dell'Osservatorio Outsider Art”, n. 3, ottobre 2011, pp. 60-69.
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Referenze fotografiche
Ritratto e foto 1, 2, 5: Enrica Bruno
foto 3: courtesy MACC, Caltagirone. Foto Vincenzo Piluso
foto 4: courtesy MACC, Caltagirone. Foto Andrea Annaloro
foto 6: Enrica Bruno (foto originale Andrea Annaloro)
IsraelePalermo 1950 ?
Ex muratore, in seguito a un tormentato evento biografico, decide di diventare eremita circa 15 anni fa. Lascia la famiglia e va a vivere in cima ad una montagna siciliana, dapprima in una grotta, poi occupa un edificio dismesso che inizia a trasformare in un santuario dedicato agli angeli. I suoi temi sono l'Apocalisse, la lotta tra bene e male, lo spirito trinitario, il sacrificio e la redenzione. Simboli ricorrenti la stella di Davide, il cuore, la croce. Realizza da solo suggestive decorazioni a mosaico e pittura in tutti gli ambienti interni dell'edificio, preferendo moduli astratti e geometrici, all'interno dei quali inserisce talora collage di stampe devozionali e figurine di serie. Decora le pareti esterne con sagome angeliche realizzate a stencil e costella di segnali il sentiero che sale in cima, icone o scritte che guidano il viandante. Si dice ispirato dai sogni e dalla missione che gli è stata affidata dall'alto.
Israele, nome che ha scelto per la sua seconda vita, appartiene alla grande famiglia dei “costruttori dell'immaginario”, architetti spontanei della propria casa dell'anima, realizzata senza la patente del mestiere né materiali preziosi, ma con grande sapienza manuale. Non diamo qui ulteriori dettagli per tutelare il suo lavoro che procede ogni giorno.
Israele, nome che ha scelto per la sua seconda vita, appartiene alla grande famiglia dei “costruttori dell'immaginario”, architetti spontanei della propria casa dell'anima, realizzata senza la patente del mestiere né materiali preziosi, ma con grande sapienza manuale. Non diamo qui ulteriori dettagli per tutelare il suo lavoro che procede ogni giorno.
Bibl.: E. di Stefano, Irregolari. Art Brut e Outsider Art in Sicilia, Kalós, Palermo 2008, pp. 63-66; Id., Ambienti visionari in Sicilia: il santuario dell'eremita, in “Rivista dell'Osservatorio Outsider Art”, n. 2, marzo 2011; Id., Necessità dell'eterotopia. Una storia di immaginazione abusiva, in "Mezzocielo", n. 5, ottobre-novembre 2011, pp. 20-23; Id., Margivaganti di Sicilia. Storie di immaginazione abusiva: Giovanni Cammarata e Israele, in G. Mina (a cura di), Costruttori di Babele. Sulle tracce di architetture fantastiche e universi irregolari in Italia, elèuthera, Milano 2011, pp.29-45; Id., L'immaginazione abusiva. Decorazioni e devozioni di un eremita contemporaneo, in MC. Di Natale, Abitare l'arte nel tempo in Sicilia, Flaccovio, Palermo 2012 (in corso di stampa).
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Referenze fotografiche
Ritratto: Viviana Lo Verde
Opere: 1, 3, 4, 5, 7 Antonio Ferrante; 2, 6, 8, 9 Lucia Palumbo
Ritratto: Viviana Lo Verde
Opere: 1, 3, 4, 5, 7 Antonio Ferrante; 2, 6, 8, 9 Lucia Palumbo








































